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Unire ristori e crescita, la scommessa di Draghi sull’economia

di: Andrea Muratore

Un nuovo consistente piano di ristori da unire ai primi provvedimenti volti a dare un taglio più strategico all’azione economica del governo. Il nuovo scostamento che il governo di Mario Draghi ha deliberato in Consiglio dei Ministri, dal valore di 40 miliardi, e a chiedere al Parlamento punta a inaugurare una serie di politiche di più ampio respiro in grado di dare una nuova prospettiva all’azione del sistema-Paese.

Si chiamerà, non a caso, Decreto Imprese il piano che porterà gli scostamenti decretati da Draghi in due mesi di governo a 72 miliardi di euro, quasi la metà dei 140 complessivamente richiesti dai cinque piani economici decretati dal governo Conte II dall’inizio della pandemia di Covid-19 fino al gennaio scorso. E in questo piano si potrà iniziare a vedere con maggiore incisività la dottrina economica del presidente del Consiglio, già espressa in diversi interventi pubblici dal famoso editoriale sul Financial Times del marzo 2020 fino al paper del G30 del dicembre scorso. Il Sussidiario segnala che dei 40 miliardi di euro di extra-deficit che il governo impiegherà “20 miliardi sarebbero di ristori a fondo perduto per le imprese, 15 miliardi per affrontare i costi fissi e rafforzare la liquidità delle aziende e 5 miliardi destinati a un fondo per finanziare le opere lasciate fuori dal Recovery plan ma giudicate meritevoli”. E questo consente di vedere componenti fondamentali della “dottrina Draghi”:

  • La concezione neokeynesiana che porta a promuovere manovre espansive in fasi di crisi e contrazione economica, puntando all’ampliamento del deficit come arma politica decisiva contro le ondate recessive (“Verrà il momento in cui dovremo guardare al debito ma non è questo”, aveva detto Draghi in conferenza stampa)
  • Una graduale svolta verso aiuti più selettivi alle imprese come aveva scritto Draghi assieme agli economisti del gruppo G30. Chiaramente la crisi pandemica, mordendo ancora, impedisce un totale riallineamento sul fronte della discrezionalità degli aiuti, ma la scelta di dedicare i ristori in parte a una voce di spesa legata ai costi fissi, e non solo a una perdita di fatturato, consente di iniziare a immaginare una politica futura di sostegno maggiormente legata al margine operativo effettivo, e dunque alla profittabilità, delle imprese.
  • La spinta verso il rilancio strategico di investimenti e occupazione. Draghi, forse semplificando in maniera eccessiva, aveva parlato ad agosto di “debito buono” di fronte alla platea del Meeting di Rimini. Ma il senso del discorso è chiaro: opere pubbliche, progetti di ampio respiro e politiche volte a promuoverne la realizzazione servono come l’aria al sistema-Paese. E un uso strategico del debito può favorirne la realizzazione.

Il governo inizia a rodare il motore per progettare azioni di lungo periodo e in quest’ottica l’attivismo del Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Giancarlo Giorgetti, che si muove dal fronte dei vaccini a quello dell’acciaio dell’Ilva su cui si sta delineando la nuova governance, segnala un certo fermento. Il rodaggio non potrà dirsi completo finché l’Italia non avrà completato il suo Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), a cui il titolare del Mef Daniele Franco sta lavorando assieme ai minisri competenti in materia per limare gli ultimi dettagli e permettere che possa essere illustrato in Parlamento il 26 e 27 aprile per essere presentato all’Unione Europea entro il 30 aprile.

L’importante scostamento di bilancio mira dunque a imporre un cambio di passo sulla crescita economica e a rispondere ai legittimi e profondi timori di buona parte delle categorie produttive e dei commercianti che nelle scorse settimane hanno fatto sentire la loro voce nelle piazze del Paese. La pace sociale è un obiettivo fondamentale che va conseguito attraverso una risposta concreta ai timori della popolazione e alle aspettative di categorie fiaccate da un anno di pandemia e di ristrettezze economiche. Il governo Conte II ha da un lato dovuto affrontare situazioni emergenziali travolgenti e porre in essere misure necessariamente finalizzate al breve periodo, ma non ha lasciato in eredità un’agenda di politiche indirizzate alla crescita se si escludono pochissime, per quanto significative, eccezioni (come il Patrimonio Destinato, fondo creato presso Cdp, e l’ecobonus). Il governo Draghi mira a cambiare paradigma facendo del medio-lungo periodo l’orizzonte di riferimento.

Parallelamente, Draghi sa che assieme alla struttura commissariale del generale Francesco Figliuolo dovrà vincere anche la partita dei vaccini per permettere alle misure economiche di dispiegare il proprio corso nel migliore dei modi. Il cambio di passo dall’era Conte-Arcuri è stato senz’ombra di dubbio notevole da questo punto di vista, dato che la media mobile settimanale delle vaccinazioni al giorno è passata dalle 63.658 del 13 febbraio, giorno dell’insediamento di Draghi, alle 285.671 del 13 aprile (+348%), ma resta ancora lontana dal target di 500mila dosi al giorno che è l’obiettivo del governo. Roma non è stata costruita in un giorno e i segnali di cambiamento si vedono, ma il ritmo dell’intervento economico dovrà coordinarsi con una spinta crescente sulle vaccinazioni: c’è una parte del Paese allo stremo che a Draghi e al suo governo chiede prospettive. In questo contesto il Decreto Imprese può apparire come un punto di passaggio per ragionare in un’ottica di ricostruzione nazionale.

fonte: insideover

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

Un commento su “Unire ristori e crescita, la scommessa di Draghi sull’economia

  1. egregio Zegrini,
    una cosa importante è già successa e il bello arriverà sulla massoneria… e quando arriverà si vedrà chi ride per ultimo.
    Così per dire.

    "Mi piace"

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