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Usa, la Corte Suprema esaminerà le contestazioni elettorali del 2020

Venerdì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fissato la discussione preliminare di diverse cause di alto profilo sulle contestazioni elettorali, incluse alcune presentate dagli avvocati Sidney Powell e Lin Wood e dalla campagna Trump. I procedimenti verranno esaminati durante la Conferenza della Corte Suprema del 19 febbraio.

Secondo un elenco dei casi, le cause includono il ricorso di Sidney Powell in Michigan (20-815), le cause della campagna Trump in Pennsylvania (20-845) e Wisconsin (20-882), la causa in Pennsylvania presentata dal deputato Mike Kelly (20-810), e il caso di Lin Wood in Georgia (20-799).

Tutti i casi denunciano qualche forma di condotta elettorale illecita che avrebbe influenzato il risultato delle elezioni, compresi l’allentamento delle condizioni sul voto per corrispondenza da parte di funzionari elettorali che avrebbero cambiato illecitamente i regolamenti, o la mancanza di adeguate misure di sicurezza sul voto per corrispondenza, le problematiche relative alle macchine per il conteggio dei voti e le difficoltà create agli osservatori di seggio repubblicani.

Ad ogni modo, la Corte Suprema ha rifiutato di accogliere i ricorsi o di accelerare i casi come richiesto dalle varie contestazioni presentate prima dell’inaugurazione del 20 gennaio.

L’istanza della Powell in Michigan (pdf) chiedeva «un’ingiunzione d’emergenza che dichiarasse incostituzionali e contrari alla legge i risultati delle elezioni presidenziali certificati dai funzionari del Michigan, e insieme un decreto ingiuntivo che de-certificasse quei risultati».

La causa di Wood in Georgia (pdf) chiedeva invece alla Corte Suprema di «introdurre un ordine d’emergenza che istruisca gli interessati a de-certificare i risultati delle elezioni generali per l’ufficio del presidente».

Mentre l’istanza di Kelly (pdf) chiedeva alla Corte un’ingiunzione «che proibisca agli esecutivi-rispondenti di intraprendere azioni ufficiali per registrare, conteggiare, vagliare, certificare, o altrimenti finalizzare i risultati delle elezioni».

Le cause della campagna di Trump analogamente chiedevano un provvedimento d’emergenza, con udienze accelerate, che bloccasse la certificazione dei voti del collegio elettorale in favore del presidente Joe Biden.

Alcuni degli avvocati coinvolti nei casi hanno dichiarato che considerano importanti le contestazioni in quanto potrebbero avere un impatto a lungo termine sulla correttezza del processo elettorale statunitense: «La nostra questione legale rimane importante e ha bisogno di essere esaminata della Corte», ha dichiarato l’avvocato John Eastman al Washington Examiner, riferendosi alla condotta della Pennsylvania durante le elezioni del 2020.

Anche Greg Teufel, l’avvocato di Kelly, ha dichiarato al Washington Examinerche il parlamentare non ha intenzione di ritirare la causa.

Sinora la Corte Suprema ha preferito non pronunciarsi nel merito delle contestazioni elettorali di Trump. A dicembre, ha infatti respinto per motivi formali una causa presentata dal procuratore generale repubblicano del Texas, e sostenuta da Trump, che chiedeva la de-certificazione dei risultati delle elezioni in quattro Stati.

Ad ogni modo, anche se alla conferenza del 19 febbraio la Corte Suprema dovesse decidere di prendere in considerazione una qualsiasi delle cause elettorali, è probabile che le udienze non si terranno prima di ottobre.

Dal canto suo, in un ampio studio sull’integrità delle elezioni del 2020, il consigliere di Trump Peter Navarro aveva concluso che le accuse di irregolarità nel voto degli Stati chiave erano abbastanza serie da giustificare un’indagine urgente, e abbastanza sostanziali da rovesciare potenzialmente i risultati.

Nel suo studio, Navarro ha dichiarato: «Se queste irregolarità elettorali non vengono pienamente investigate prima del giorno dell’inaugurazione e quindi di fatto lasciate in piedi, questa nazione corre il rischio molto reale di non essere più in grado di avere un’elezione presidenziale equa».

Fonte: epochtimes.it

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

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