Finanza

L’Italia ha un debito enorme ma non è ricattabile

di Fabio Dragoni 

Secondo il Fmi oltre il 70% del debito pubblico emesso dai Paesi dell’eurozona a partire dal febbraio 2020 è stato acquistato dalla Bce. In Giappone la Bank of Japan si è addirittura spinta ad acquistare il 75% dei bond emessi da Tokyo. Con quali soldi? Con quelli nuovi di pacca che una qualsiasi Banca centrale ha facoltà di creare dal nulla. Ed in Bce ormai da giorni si è aperto un confronto sull’opportunità di cancellarlo.

Debito pubblico addio (?)

Indiscrezioni che da domenica 15 novembre sono molto più che una speculazione. Una concreta ipotesi di lavoro su cui in Europa si sta ragionando. Ed il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli si è dichiarato d’accordo. Oddio, la sua capacità di incidere sul dossier è pressoché pari alla mia. Cioè zero. Ma le sue parole confermano che di questo si sta effettivamente discutendo in questi giorni fra Bruxelles e Francoforte. Una proposta, quella della cancellazione del debito pubblico detenuto dalla Bce, che l’intero Pd additava come ridicola nel maggio del 2018 solo perché avanzata da Claudio Borghi in nome e per conto della Lega.

Erano i giorni della stesura del contratto di governo. Anzi – ad onor del vero- l’ipotesi formulata in quella sede era molto più soft. Si prevedeva un impegno a far approvare in sede europea la previsione che il debito pubblico detenuto in portafoglio dalle banche centrali nazionali per conto di Francoforte non fosse conteggiato ai fini del calcolo del 60% di debito/Pil. Tanto bastò a far esplodere la volatilità sui rendimenti dei nostri Btp con tutta la giostra dello spread. Oggi invece persino Carlo Cottarelli deve ammettere che gli interessi pagati sui titoli in portafoglio della Banca d’Italia sono riaccreditati al Tesoro sotto forma di dividendo. Quindi il relativo costo è di fatto sterilizzato.

La mossa di Banca d’Italia

E infatti i conti in tasca all’Italia sono ancor più rotondi. Da marzo a settembre 2020 abbiamo emesso titoli di stato per poco più di 360 miliardi. Al netto di quelli in scadenza sono quasi 137 miliardi. Questa è l’effettiva ulteriore richiesta di denaro che l’Italia ha avanzato agli investitori in questi mesi di pandemia. Peccato che i mercati di questa richiesta non se ne siano neppure accorti. Banca d’Italia ha infatti messo sul piatto 136 miliardi nuovi di pacca con cui ha acquistato titoli di stato.

Al mercato non è quindi rimasto che rinnovare l’investimento sui titoli in scadenza. Banca d’Italia ha praticamente acquistato il 100% del nuovo debito italiano. Ed al 30 settembre aveva in portafoglio circa 530 miliardi di Btp pari al 20% del complessivo importo di 2.583 miliardi.

Che sia cancellato o meno poco importa. Via Nazionale sarà obbligata a reinvestire i proventi in scadenza in altrettanti titoli di stato e rigirare le cedole al Tesoro. Quel debito è come se di fatto non esistesse più. Tutto il nostro debito sarà si alto ma è comunque molto più che sostenibile.

E questo finché Via Nazionale – per conto della Bce – continuerà a fare il suo “sporco lavoro” di banca centrale. Potrebbe certo smettere. I rapporti di forza a Francoforte potrebbero cambiare. Ed i falchi capeggiati da Weidmann potrebbero imporre alla Lagarde di smetterla con le politiche di accomodamento monetario. Ecco che in quel caso il nostro debito non sarebbe più sostenibile.Pagina 2 di 2

Così come del resto non lo sarebbe quello degli Stati Uniti nel caso in cui la Fed decidesse di non stampare i dollari. Ma mentre a Washington questo non è proprio ipotizzabile essendo il Governo unico proprietario della Fed, in Europa invece si. Cose che succedono a condividere il controllo della banca centrale con altri diciotto paesi. Rimane solo da capire che fine farebbero i bilanci delle banche estere – e con esse tutta l’eurozona – visto che hanno in portafoglio oltre 700 miliardi di Btp.

Con tutto l’impegno che il Pd potrà mai profondere per mettere l’Italia sotto il ricatto dell’Ue, almeno sotto questo profilo siamo in una botte di ferro. Anzi una gabbia. Ma pur sempre di ferro.

Fabio Dragoni

Fonte: nicolaporro

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

Un commento su “L’Italia ha un debito enorme ma non è ricattabile

  1. Quando gli interessi sono alti si allargano i problemi ad essi riconducibili e parlo di Europa o comunità europea, il significato di comunità dovrebbe essere chiaramente legato agli interessi comuni alle soluzioni comuni alla forza che una comunità economica finanziaria dovrebbe rappresentare. Assistiamo tuttavia a contrasti all’interno della stessa da parte di nazioni che non dovrebbero e non potrebbero dare lezioni a nessun’altra facente parte della comunità.

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