Geopolitica

SE IL PRESIDENTE CONTE E’ IL NEMICO NUMERO UNO DI RENZI E DELLA LEGA…. BEH, ALLORA CONTE E’ IL NOSTRO AMICO

L’attuale schizofrenia all’interno del PD e’ chiaramente frutto del terrore che Renzi ha per l’imminente rielezione di Donald Trump a Presidente degli USA

di Megas Alexandros

Per noi comuni mortali, orientarsi all’interno dello schizzofrenico e trasversale panorama politico di casa nostra, equivale a scalare l’Everest d’inverno in canottiera. Per questo, per interpretarlo e cercare di capire chi tradisce compiutamente il popolo italiano, non ci rimane che procedere usando il metodo della proprieta transitiva. Cioe’ mettendo in relazione tra essi, tutti gli elementi di uno stesso insieme.

Ma veniamo ai fatti di questi giorni, dove, e’ andato in scena lo “psicodramma del PD”, con la sorpresa prima, lo sconcerto poi ed infine il sospetto, in una alternanza frenetica di emozioni, tra noi comuni mortali che assistiamo quotidianamente al sempre piu’ degradato spettacolo della politica italiana.

È davvero un vortice di sensazioni quello che ha accolto, nel Pd, la sortita di un pezzo da novanta della nomenclatura interna come Andrea Marcucci. Il capogruppodem al Senato si era rivolto a Conte con toni ultimativi chiedendo nientemeno che la verifica di governo. E lo ha fatto nel bel mezzo dell’aula di Palazzo Madama in replica al premier che vi era andato per riferire delle misure anti-Covid. Per dire che più ufficiale di così non si potrebbe. E non è finita, perché Marcucci ha invitato  il premier a valutare «se i singoli ministri sono adeguati all’emergenza».

Tradotto dal politichese, significa “rimpasto”, termine che solo a pronunciarlo scarica dalla memoria collettiva il rito più trito della Prima Repubblica. La sorpresa si è trasformata in sconcerto. Infatti, appena il capogruppo ha mollato il microfono, uno dei suoi vice, il senatore Franco Mirabelli affidava alle agenzie un comunicato al vetriolo: «Parlare di rimpasti appare una cosa fuori dal mondo». Precisazione resa necessaria anche dall’affondo del centrodestra, per la serie: è la maggioranza a bocciare se stessa. «È allarmante», ha chiosato Salvini. E così, prima della frenata di Zingaretti, avevano ripreso quota i boatos sul Conte-ter e persino su un esecutivo a guida Mario Draghi. Ed è stato proprio il nome dell’ex-presidente del Bce a far tramutare lo sconcerto in sospetto.

Ma chi e’ il regista che da il “ciak” alla scena??? non potrebbe essere altrimenti che l’ex premier oggi senatore Matteo Renzi, che non dobbiamo dimenticarcelo, ha lasciato formalmente il PD solo per puro e cinico calcolo personale, ma ne detiene ancora il potere tramite i suoi “uomini fidati”, tutti ancora ben posizionati all’interno, vedi appunto il capogruppo al Senato Franco Mirabelli, autore dell’incursione.

Ma eccoci al “sospetto”: più di un esponente del partito ha infatti ricordato come la “soluzione Draghi” sia sempre stata in cima ai pensieri di Renzi. E che Marcucci renziano lo è sempre stato. E di ferro. «Ancora oggi è tutt’altro che un ex», ha insinuato più d’una malalingua. Di certo, colpisce la tempistica della sua sortita, quasi un uno-due se sommata all’intervista dell’ex-premier a Repubblica. Ha provato a metterci una pezza  Roberta Pinotti. «Forse – ha azzardato l’ex-ministra – il presidente Marcucci intendeva dire che ognuno di noi, anche i ministri, devono dare il meglio in questa drammatica situazione».Ma è stata la prima a rendersi conto che la toppa era peggiore del buco.

Non solo, “la soluzione Draghi”, non dobbiamo dimenticarcelo, viene da sempre caldeggiata anche dal leader dell’opposizione Matteo Salvini, che come scritto sopra, e’ stato prontissimo a cavalcare l’onda in Sanato per spaccare la maggioranza con il chiaro obbiettivo di arrivare velocemente a tale soluzione.

E visti “cinghuettii”, ormai neanche piu’ tanto nascosti, sotto la regia del suocero Verdini, tra i due “Matteo nazionali”, non ci sarebbe tanto da soprenderci se fra i due ci fosse veramente un accordo per far cadere questo governo e portare Draghi a Palazzo Chigi.

E sul nome di Draghi, Matteo Salvini ha il via libera completo da parte di tutta la Lega, visto che anche l’altro leader del partito, Giancarlo Giorgetti, non ha mai fatto mistero dei suoi rapporti intimi con l’ex Presidente della BCE e che, oggettivamente farebbe carte false per vederlo al posto di Giuseppe Conte. Il tutto condito all’interno di un ormai chiarissimo disegno, che ha visto passare la Lega da un partito di chiara matrice locale, ad un partito che punta al riconoscimento di chi comanda in Europa, visto anche il piu’ volte prospettato approdo nel PPE di Angela Merkel.

E chissa’ che non sia proprio il sostegno per l’approdo di Mr Britannia a Palazzo Chigi, quanto richiesto ai leader leghisti per accreditarsi nelle stanze di Bruxelles e salvarsi dai terremoti futuri, in arrivo dopo la rielezione di Trump e dalle Procure.

La mossa di Renzi, come facilmente prevedibile, ha messo in estrema difficolta’ il segretario del PD Nicola Zingaretti, costringendolo immediatamente a prendere le distanze dal suo capogruppo, difendendo Conte ed accusando Marcucci di «ingerenza con il nemico» (cioè Renzi).

Ma come ben sappiamo gli uomini di Renzi all’interno del PD sono infiniti ed obbedienti al loro capo, ed ecco che subito, altri due alfieri si alzano e scendono sullo scacchiere. Lorenzo Guerini e Luca Lotti, che guidano la corrente di Base riformista, in veste di opportuni-mediatori, costringono Marcucci a una apparente e stiracchiata precisazione di rito. Ma il senso non cambia, anche perché nel Pd c’è chi – al di là della linea del segretario – un rimpasto non lo vede per niente male (praticamente tutti gli uomini di Renzi).

Allora ricapitoliamo, mentre il governo sta accelerando i tempi sul fronte di un nuovo lockdown – al momento la data più plausibile è quella del 9 novembre – Matteo Renzi spinge con tutte le sue forze, per un rimpasto di governo che ridisegni gli equilibri all’interno dell’esecutivo, minacciando, in caso contrario l’arrivo di Draghi.

Un parallelo azzardato, è vero. Per certi versi ai limiti dell’irresponsabilità. Ma i due timing sono necessariamente legati, perché è del tutto evidente che se davvero Giuseppe Conte sarà costretto a seguire l’esempio di Francia e Germania, qualunque ipotesi di verifica finirebbe per andare a sbattere non solo con il buon senso, ma finanche con il limite del ridicolo.

Le spinte di Renzi verso un rimpasto si fanno sempre piu’ insostenibili e la connessione tra i due eventi, purtroppo, sembra essere sempre piu’ evidente. Sopratutto alla luce del fatto che, dietro a tutta questa fretta spasmodica del leader di Italia Viva, sembra esserci di piu’. 

Renzi ha le ore contate, ha l’assoluto bisogno di prendere il comando o di mettere al comando qualcuno che gli possa garantire una sua continuita’ politica. A livello di consenso ormai viaggia verso lo zero ed una volta che andremo a votare finira’ anche il suo momentaneo potere che gli e’ dato dai parlamentari a lui fedeli.

Ma vi e’ di piu, mancano pochi giorni alla rielezione di Donald Trump e tutto il mondo (Trump compreso), sa della ormai irresponsabile presa di posizione (se cosi vogliamo chiamarla), che Matteo Renzi ha preso nei confronti dell’amministrazione Trump, che logica vuole sara’ fatta pagare a caro prezzo non appena e se, Trump verra’ rieletto.

Parliamoci chiaro, Renzi non mira al rimpasto ma ad un governo Draghi che possa ricondurre l’Italia ben salda sotto l’ala della EU, in modo che nessuno, di chi sara’ al governo, possa farsi prendere dal sentimento nostalgico americano, non appena che Trump verra’ rieletto. E che il ferro sia caldo in questo senso, lo dimostra il fatto che Renzi lo ha battuto per l’ultima volta, anche ieri l’altro di prima mattina in rassegna stampa e nel pomeriggio con una velina attribuita a «fonti di maggioranza». «Siamo a un bivio, tra qualche settimana o si fa un rimpasto per il Conte 3 o la strada è quella di un governo Draghi», si legge nello spin che arriva direttamente da Renzi.


Tutto questo avviene mentre ieri il Presidente Mattarella, ci ricorda cosa dobbiamo fare se vogliamo rimanere nel sistema euro:

“UNA PATRIMONIALE”

Eccole le parole del siciliano di Castellamare del Golfo: “Crisi profonda, il risparmio aiuti la ripartenza”.

Ebbene si, non sappiamo esattamente con quale scopo il Presidente della Repubblica abbia pronunciato queste parole, se per promuovere una patrimoniale oppure un prestito da parte dei risparmiatori, anche se a livello macroconomico, se prese in maniera diffusa le due procedure provocherebbero gli stessi risultati, con il dramamtico epilogo di far calare ancora maggiormente i gia’ piu’ che precari consumi.

La frase e’ scioccante e come vedete, viene riportata da molte testate, anche sull’onda della errata informazione di quello che sta avvenendo in Spagna, sempre sul fronte “patrimoniale”.

Pero’ come potete vedere, si sta cominciando gia’ a parlarne e non solo nel nostro paese. Chi vi scrive ed il nostro blog lo hanno evidenziato da tempo, il pericolo della patrimoniale, come logica soluzione per uno Stato che trovandosi nel “paradigma dell’euro”, non ha altra soluzione che reperire le risorse mettendo le mani nelle tasche dei propri cittadini.

Ma ATTENZIONE!!!… come gia’ esposto mesi fa, oggi, in Italia lo spazio fiscale per fare una patrimoniale diffusa (vale a dire colpendo la maggioranza dei cittadini), e’ quasi esaurito, come dimostra il grafico qui sotto:

Come potete vedere, in modo chiaro, il risparmio delle famiglie italiane dal 1980 al 2019 e’ costantemente scivolato in picchiata verso lo zero, tant’e’, che oggi la maggioranza non solo non risparmia ma si indebita per arrivare a fine mese.

Ma qualcuno di voi, che ha cominciato a masticare un po’ di economia, mi potrebbe, giustamente obbiettare: “ma se il debito pubblico equivale al risparmio privato, e dal 1980 ad oggi il nostro debito pubblico e’ cresciuto di quasi 20 volte come fa il risparmio privato ad essere cosi’ diminuito???”

Evidentemente, in economia come al tavolo da gioco, quando qualcuno si impoverisce di contro c’e’ sempre qualcun’altro che si arricchisce, a maggior ragione quando siamo in presenza di un agente esterno (lo Stato) che butta sul piatto sempre soldi nuovi.

Ebbene si, il risparmio privato che una volta era diffuso ed era la forza del nostro paese, oggi e’ sempre piu’ concentrato in poche mani, vuoi dei ricchissimi, vuoi del mondo finanziario banche in primis.

Del resto, piu’ volte vi ho fatto notare come dagli anni 80′ ad oggi i cittadini italiani detentori di titoli del debito pubblico siano passati dal 65% al 5%.

Quindi, cari miei e per fortuna dei contribuenti medio-piccoli, lo spazio fiscale per una patrimoniale diffusa non c’e’ assolutamente ed un provvedimento in tal senso non farebbe altro che provocare ulteriori debiti verso lo Stato per tasse non pagate e deperire ulteriormente i consumi.

Allora cosa intendeva il Presidente Mattarella, che forse volesse mettere in guardia i rentiers-italiani, proprio coloro che piu’ di tutti ci obbligano per esclusivo loro interesse a rimanere in questa unione monetaria, dicendo loro:

Adesso tocca a voi!!!”


In conclusione, stiamo arrivando al momento “topic”, quello in cui tutti dovranno gettare la maschera, in primis coloro che ancora la portano ben salda sul proprio volto. Se per Renzi e Salvini ormai il Carnevale e’ finito, avendo loro gettato la maschera da tempo, tutto il popolo italiano si attende di vedere quale e’ il vero volto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sopratutto, alla luce della generale depressione dovuta a queste repressive ed infinite misure prese per far fronte alla pandemia ed alle alle conseguenti tremende difficolta’ economiche che il nostro paese, gia’ martoriato dall’assurda austerity europea, che da lunghi sta attraversando. Ecco alla luce di tutto questo gli italiani hanno diritto si sapere se chi li governa, ha finalmente a cuore gli interessi del loro popolo, oppure intende continuare nella difesa delle proprie posizioni personali vendute a coloro che ancora hanno il potere e l’interesse a tenerci in queste condizioni.

Credo, inoltre fermamente, che i due soggetti sopra citati, oltre a dare una risposta al proprio popolo, a breve, una risposta la dovranno anche a Donald Trump, una volta che questo fosse rieletto Presidente degli Stati Uniti d’America, perche’ nel caso che chi tira le file del potere italiano abbia ancora il coraggio di andare a braccetto con Germania e Cina, cercando di tenere un piede nella scarpa dello “zio Tom”….. se ne vedranno delle belle!!!!!

Fonte: mittdolcino

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

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