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Covid-19 e tecnologia

Gilad Atzmon
gilad.online

In un momento di crisi sanitaria ci si aspetterebbe di vedere un dibattito accademico globale aperto e multidisciplinare tra scienziati, specialisti delle varie discipline, politici ed esperti di finanza. Non solo un discorso del genere non esiste, quello che abbiamo invece visto è un grossolano tentativo di soffocare ogni possibile interscambio. Non sono i nostri governi che interferiscono con questo discorso cruciale: non sono Trump o l’FBI che hanno cancellato i sette milioni di post su FB che dissentivano con la narrativa ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non sono stati i Tories o Boris Johnson a farsparire da Youtube migliaia di video importanti. È stata l’opera di gigantesche società tecnologiche che operano tutte di comune accordo per mettere a tacere le opinioni dissenzienti.

Ormai siamo abituati all’idea che dire la verità su Israele e la sua lobby provochi gravi reazioni autoritarie e ci sono voluti solo pochi giorni dall’inizio dell’attuale pandemia di Covid-19 per rendersi conto che dissentire dalla narrativa ufficiale sul Coronavirus suscitava simili, drastiche risposte. Ci si potrebbe anche chiedere che cosa il Covid-19 e Israele abbiano in comune.

Il risultato è stato devastante. A sei mesi dall’inizio della “crisi” sappiamo ancora molto poco del virus che, come ci viene detto, minaccerebbe tutti noi.

Non solo molte persone potrebbero essere morte “con il Covid-19,” è la scienza stessa ad essere stata uccisa da un virus mortale. Quella che abbiamo visto negli ultimi sei mesi è una completa eliminazione dell’ethos scientifico e culturale occidentale. Tremila anni di tradizione occidentale sono stati sostituiti da una cultura di tipo mercantile che falsifica l’mmagine del pensiero scientifico.

Invece di chiedersi cos’è che mette in pericolo alcuni segmenti della popolazione, le nostre istituzioni sanitarie e le nostre aziende sono interessate ad un unico problema: come poter trasformare il Covid-19 in una macchina da soldi.

Al posto di scienziati che discutono le questioni più importanti riguardanti un ben noto pericolo per la salute mondiale, le start-up competono tra loro in una disperata gara per i vaccini e vediamo le quotazioni di Wall Street crescere di centinaia di miliardi sfruttando la confusione. Davanti ai nostri occhi Amazon estende il suo monopolio globale, mentre i rivenditori più piccoli cadono come mosche e, durante questo periodo, le aziende tecnologiche ci hanno mostrato la loro vera natura e il loro vero scopo. La verità è innegabile, Google non è un motore di ricerca, è un apparato di indottrinamento orwelliano, il suo fratello maggiore, 2020. FB e Twitter non sono social network, in realtà sono filtri anti-sociali. Bloccano ciò che non vi è permesso dire o pensare, ma che sicuramente stavate iniziando a capire.

È strano, ma niente di tutto questo è una novità. I prodromi di questo cambiamento autoritario erano già stati intuiti da molti, incluso il sottoscritto. Orwell se ne era già reso conto nel 1948, o forse nel 1936, mentre combatteva in Catalogna.

Alcuni decenni fa, il contesto di questa draconiana svolta era stato probabilmente definito meglio da due grandi filosofi, Otto Weininger e Martin Heidegger.

All’inizio del XX secolo, il filosofo austriaco Otto Weininger si era reso conto che la scienza medica stava perdendo la visione olistica del corpo umano inteso come organismo e stava iniziando a considerarlo una mera collezione di organi. Weininger aveva intuito che la scienza medica era destinata a trasformarsi in “una questione di farmaci, una semplice somministrazione di sostanze chimiche.” Weininger, ebreo di nascita, era stato una delle voci più critiche della cultura e dell’ideologia ebraica. Nel suo libro “Sesso e carattere” aveva lanciato un attacco senza precedenti alla cultura ebraica e alla sua influenza sulla scienza medica e sul pensiero scientifico in generale. Non ho dubbi che le sue parole possano aver offeso qualcuno, tuttavia è chiaro che l’approccio antiolistico e non biologico alla medicina si estende ben oltre il campo limitato dei “medici ebrei.”

Nel 1903, Weininger aveva scritto quanto segue:

L’attuale svolta della scienza medica è in gran parte dovuta all’influenza degli Ebrei, che, in gran numero, hanno abbracciato la professione medica. Fin dai tempi più antichi e fino al dominio degli Ebrei la medicina era strettamente alleata con la religione. Ma ora vorrebbero farla diventare una questione di farmaci, una semplice somministrazione di sostanze chimiche. Ma non potrà mai essere che l’organico venga spiegato dall’inorganico. Fechner e Preyer avevano ragione quando dicevano che la morte viene dalla vita, non la vita dalla morte … Dovremmo abbandonare questa scienza giudaica e ritornare ai più nobili concetti di Copernico e Galileo, Keplero ed Eulero, Newton e Linneo, Lamarck e Faraday, Sprengel e Cuvier. I liberi pensatori di oggi, senz’anima e non credenti nell’anima, sono incapaci di colmare il vuoto lasciato da questi grandi uomini e di rendersi umilmente conto dell’esistenza di segreti intrinseci nella natura.” (Sesso e carattere, Otto Weininger pag. 315)

Weininger, con le sue critiche, non aveva tirato pugni ai suoi correligionari ebrei. Voleva solo che la scienza si emancipasse da un paradigma materialista emergente contrario a quella che era la sua interpretazione del significato dell’essere al mondo. Otto Weininger, uno dei pensatori più influenti della prima metà del XX secolo, è sconosciuto alla maggior parte degli studiosi contemporanei. Il suo genio, per quanto controverso, è stato quasi completamente eradicato da coloro che controllano il nostro discorso pubblico.

Il testo della conferenza di Heidegger, “Il problema riguardante la tecnologia” (1954), era stato pubblicato cinquant’anni dopo “Sesso e carattere” di Otto Weininger. Tra i due eventi letterari, il mondo aveva visto visto due guerre mondiali, una rivoluzione comunista, genocidi di massa su base tecnologica e industriale, la nascita dell’automobile, dell’aviazione, i computer, la bomba atomica ed una Guerra Fredda.

Heidegger considerava la tecnologia principalmente come una modalità di rivelazione. Attraverso la tecnologia, le cose si svelano a noi fino al punto in cui impariamo a conoscere il mondo che ci circonda, ma anche il nostro ruolo, il nostro significato, i nostri limiti e il nostro destino nel mondo. La tecnologia, in quanto tale, ha creato il mondo in cui viviamo e ci fornisce una finestra sul significato dell’Essere.

Ma la tecnologia moderna, secondo Heidegger, ha introdotto un cambiamento nella dualità tra uomo e universo. Piuttosto che rivelarci e svelarci il mondo, la tecnologia si è trasformata in una modalità di sfruttamento che rende il mondo in qualche modo inaccessibile a noi.

Heidegger aveva osservato che, a causa della tecnologia, “tutte le distanze nel tempo e nello spazio si stanno riducendo … tuttavia il frettoloso ridimensionamento di tutte le distanze non porta ad alcuna vicinanza, perché la vicinanza non consiste in una ridotta quantità di distanza.

Nonostante i rapidi progressi tecnologici, noi non siamo in grado di sperimentare questa “vicinanza,” figuriamoci poi di comprenderla. Invece di una graduale comprensione di come gli oggetti si manifestano a noi come tecnologici, li vediamo e li trattiamo come ciò che Heidegger definiva una “riserva permanente,” oggetti da tenere in magazzino o da esporre in una mostra. Il mondo sta diventando una raccolta di oggetti tecnologici, gadget, pezzi di inventario da ordinare, catalogare, consumare, digerire, caricare, trasmettere in streaming, assemblare e smontare. Tutto ci si presenta semplicemente come una fonte di energia o come un qualcosa che dobbiamo organizzare o acquistare. Trattiamo anche le capacità e le malattie umane come se fossero solo dei mezzi per procedure tecnologiche e strumenti di produzione.

Questo è ciò che è il Covid-19 ed è esattamente la situazione in cui ci troviamo quando trattiamo con questa apparente minaccia per la salute. Anche prima che potessimo renderci conto di cosa fosse, il Covid-19 era già stato ridotto ad una risorsa tecnologica, ad una “riserva permanente” heideggeriana. Che si tratti del dibattito sulle mascherine, sulle vaccinazioni future o sui ventilatori, il Covid 19, oltre che un rischio per la salute, è diventato anche una “macchina da soldi.

Se Covid-19 e la tecnologia correlata sono una modalità di rivelazione, ci rivelano assai poco sulla crisi sanitaria, ma dicono molto su di noi e su ciò che non siamo disposti ad ammettere di noi stessi. Siamo ora, infatti, ben lontani dall’ethos ateniese occidentale che sottoscrive il pluralismo, l’apertura e, cosa più importante, una ricerca incessante ed APERTA della verità attraverso la saggezza. Sembriamo felicemente impegnati a pensare alla maniera di Gerusalemme. Siamo lieti di avere paura e accettiamo di farci terrorizzare da sempre nuovi scenari apocalittici. Sembriamo voler seguire chi ci spoglia dei nostri diritti più elementari. Accettiamo la soppressione del libero pensiero fino a nuovo ordine e preferiamo seguire leggi, regolamenti e “mitzvoth.”(*) In un mondo del genere, Heidegger e Weininger sono nemici pubblici. Orwell e la sua profezia non faranno parte del programma scolastico occidentale ancora per molto.

Il Covid19 ci ha rivelato che non siamo poi così liberi come avremmo potuto credere e che l’unica domanda che ci rimane è se noi, come persone, potremo risorgere e, se mai, quando?

(*) Con “mitzvoth” (al plurale) mi riferisco a ordini, regole, comandamenti che non necessariamente seguono un qualche ragionamento scientifico o razionale. Nel giudaismo, mitzvah (al singolare) si riferisce ad un comandamento che viene da Dio e che deve essere eseguito come un dovere religioso. In quanto tale, lo scopo di un dato mitzvah non può essere contestato perché basato su un decreto emesso da un ordine superiore.

Gilad Atzmon

Fonte: gilad.online
Link: https://gilad.online/writings/2020/8/29/the-question-concerning-covid-19-and-technology
Tratto da: comedonchisciotte

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

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