Nuova Era Nuovo Ordine Mondiale

Draghi, l’Innominato: rifondare il futuro, vincendo la paura

Eccellente articolo Giorgio Cattaneo per Libreidee che fa una disamina accurata di quello che succede in Italia dietro le quinte e che presagisce il nostro possa fungere da precursore per una nuova era in cui l’austerità non sarà vista come un dogma ma solo come un errore del passato. Che siamo nel culmine di una lotta tra due opposte concezioni dell’economia e due differenti visioni per il dominio mondiale non è evidente solo ha chi non vuole vedere. NZ

Nei “Promessi Sposi”, l’Innominato è un potente masnadiero al quale i malvagi si rivolgono per il loro piano, che infatti va in porto, fino a quando è lo stesso Innominato – convertitosi al bene – a farlo saltare per aria, aprendo la strada alla felicità di Renzo e Lucia. In attesa di capire quanto possa esservi di realmente manzoniano, in Mario Draghi, risuonano le parole che ha pronunciato il 18 agosto 2020 – data storica, probabilmente – nel santuario cattolico militante del Meeting di Rimini, di fronte al silenzio urlante di una politica italiana azzerata da decenni di grigiore e ora letteralmente annichilita dal coronavirus, o meglio dalla gestione della paura – nazionale e mondiale – come unica bussola per il futuro. E qui si erge, di colpo, il gigante Mario Draghi: la prudenza sanitaria è obbligatoria, ma la sola paura non è accettabile. Urge un futuro degno di questo nome, e si chiama gioventù. Possiamo chiudere bottega, se “suicidiamo” un’intera generazione condannandola al panico perpetuo, sembra dire l’ex banchiere centrale, nei giorni in cui i media – a reti unificate, e in modo ridicolo – trasformano in untori i giovani della movida, scambiando i contagi per malattie.

Tutto questo, mentre gli ospedali sono vuoti da mesi e gli scienziati ripetono che il virus non è più minaccioso come prima: perché la sua carica virale si sarebbe ridotta, e soprattutto perché (a differenza di 4-5 mesi fa) ormai le cure esistono, e autorizzano a pensare al Covid come a una malattia normalmente curabile da casa, se non si hanno gravi patologie pregresse. Tralasciando il penoso capitolo della disinformazione ufficiale sul virus, orchestrata a livello internazionale con la regia di precise forze – la Cina e i suoi soci di Wall Street, attraverso il braccio operativo dell’Oms – la lectio magistralis del professor Draghi inquadra in modo impietoso il cadavere economico dell’Italia, nell’obitorio-Europa. Prima notizia: le famose regole Ue fondate sul rigore – oggi sospese – non dovranno più essere ripristinate. Più che una notizia, una bomba: se vogliamo evitare che il ricatto finanziario del debito ci seppellisca, privando i giovani della possibilità di avere un futuro, è indispensabile creare un ministero del Tesoro unico, comunitario. Dolenti note: di fronte al disastro della pandemia – dice Draghi – la solidarietà europea avrebbe dovuto essere generosa e spontanea, e invece è stata avara e frutto di negoziati estenuanti.

Se ne esce in un solo modo: quello suggerito da Keynes, che Draghi cita due volte, definendolo l’economista più influente del ‘900. La ricetta: stimolare l’economia inondandola di soldi, a costo zero, come durante la Grande Depressione negli Usa e poi all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, sotto l’impulso del politico keynesiano più determinante, cioè Franklin Delano Roosevelt. In altre parole: fine del film dell’orrore chiamato austerity. Ed è qui che l’Innominato sembra gettare la maschera, candidandosi a crearlo personalmente, il futuro che oggi non esiste. Toni e accenti che lasciano di stucco: per la prima volta, in Italia, si sentono parole aliene, pronunciate da una voce autorevolissima e proveniente dal massimo vertice istituzionale europeo. Ma Draghi non viene da Marte: il suo antico maestro, Federico Caffè, era il più eminente economista keynesiano del dopoguerra. Sotto la sua guida, il giovane Mario si laureò con una tesi che oggi suona eretica, sull’impraticabilità di una moneta unica europea: sarebbe inevitabilmente destinata – sosteneva Draghi – a trasformarsi in camicia di forza, a danno delle economie nazionali.

Il fatto che poi sia stato proprio lui, smentendo se stesso, a gestire la “camicia di forza” (affondando l’Italia, senza che la Bce muovesse un dito nel 2011 per salvarla dallo spread) è  un dettaglio che forse autorizza a vestire l’ex banchiere centrale dei panni manzoniani dell’Innominato, cioè dell’antieroe che diventa eroe all’ultimo minuto – o forse al penultimo, visto che Draghi ha cominciato oltre un anno fa a prendere le distanze dal regime politico-finanziario del rigore, di cui pure era stato uno dei massimi artefici. Un ruolo rivestito anche in tempi recenti, come quando – nel 2018 – premette su Mattarella (attraverso il governatore di Bankitalia, Visco) per evitare che andasse a Paolo Savona il cruciale dicastero dell’economia del nascente governo gialloverde, che allora metteva paura a Bruxelles come possibile “cattivo esempio” (di riscatto) per tanti altri paesi europei, tutti sottomessi alle restrizioni Ue. Perché Mattarella si sarebbe attenuto alle disposizioni dell’allora presidente della Bce? Perché era stato lo stesso Draghi a insediarlo al Quirinale, tramite l’allora premier Matteo Renzi.

Lo ricorda Gioele Magaldi, massone progressista e autore del bestseller “Massoni” (Chiarelettere, 2014), che inquadra il terreno di gioco delle grandi decisioni: il mondo, elusivo, delle superlogge internazionali. La credibilità di Magaldi (certificata da 6.000 pagine di dossier riservati, a supporto del suo libro in cui indica Monti e Napolitano come esponenti della supermassoneria reazionaria) è confermata una volta di più, anche oggi, dalle previsioni formulate nei mesi scorsi. Una su tutte: Mario Draghi avrebbe cambiato casacca, insieme a Christine Lagarde e molti altri, lasciando gli oligarchi per abbracciare la prospettiva democratica, tornando cioè alle sue origini. Sono vistosi gli ultimi messaggi lanciati da Draghi, mentre era ancora alla guida dell’Eurotower: arrivò a dire – come richiestogli dal fronte progressista – che sarebbe il caso di rivalutare persino la Modern Money Theory caldeggiata dagli economisti ultra-progressisti, che – in caso di crisi – prescrivono l’emissione illimitata di denaro pubblico a costo zero per sostenere gli Stati e l’economia privata. Non scherzava, Draghi: lo ha ripetuto a fine marzo, in un’epocale intervento sul “Financial Times” destinato a fare il giro del mondo.

La tesi: visto che il coronavirus è una catastrofe economica, occorre muoversi – proprio come in tempo di guerra – inondando l’economia di miliardi a fondo perduto, che poi non si trasformino in debito. Parole riascoltate, in altri termini, anche a Rimini: guai, se i giovani dovessero sobbarcarsi il peso del debito contratto necessariamente oggi, sotto la pressione dell’emergenza, cui si è risposto dilatando il deficit. Misure indispensabili (ancorché gravemente insufficienti, per via della debolezza della politica italiana e dell’ottusità egoistica europea), ma comunque pericolose per le pesanti condizionalità previste: persino gli spiccioli dell’eventuale Recovery Fund si configurano come un prestito che peserebbe come un macigno, se nel frattempo non cambiassero le regole Ue. Sottinteso: la missione – rivedere da cima a fondo la governance europea – non è certo alla portata del povero “Giuseppi”, dei galoppini del Pd e dei 5 Stelle, e neppure dei minuscoli leader della sedicente opposizione. Nessuno, in Italia, ha finora dimostrato la statura necessaria oggi per poter esprimere una visione finalmente diversa, radicalmente opposta a quella corrente, capace quindi di capovolgere il paradigma neoliberista.

In sintesi: non c’è futuro, specie di fronte a un cataclisma come la pandemia, se l’élite finanziaria speculativa continua a dominare la politica, a spese dell’economia delle nazioni. Si tratta di metter fine a un ciclo durato almeno trent’anni, in cui ai giovani è stata via via negata la possibilità di aspirare a un avvenire dignitoso, fondato – come un tempo – su ragionevoli certezze. L’evento-coronavirus come opportunità per risorgere, gettando a mare il maleficio della superstizione neoliberista? Il sermone di Draghi a Rimini suona come una tappa significativa di una sorta di Lunga Marcia: le eventuali mete intermedie (Palazzo Chigi e soprattutto il Quirinale, cui Draghi ambisce) confermano il ruolo determinante dell’Italia nella partita in corso, che è mondiale, e di cui il disastro innescato dal virus è soltanto il detonatore finale. Impossibile non leggere la sincronicità degli eventi: l’epidemia a Wuhan è scoppiata un minuto dopo l’umiliazione che Donald Trump ha inflitto a Xi Jinping, imponendo i dazi sul Made in China.

Nel suo esemplare instant-book “Protocollo Contagio” (che Amazon si è rifiutata di distribuire), un reporter di razza come Franco Fracassi mette a fuoco aspetti decisivi: sono ormai tutte cinesi le aziende che hanno “potere di vita o di morte” su di noi, da quelle che producono mascherine per il mondo intero, a quelle che estraggono e poi trasformano le “terre rare”, indispensabili per far funzionare qualsiasi dispositivo digitale, dal computer allo smartphone. Tradotto: sono imprese che dispongono di un immenso potere di ricatto, su qualsiasi governo. Ma attenzione: queste aziende cinesi, quotate in Borsa, sono compartecipate dai tre massimi colossi finanziari del pianeta: i fondi d’investimento Vanguard, BlackRock e State Street, cioè i “padroni dell’universo” che controllano Wall Street e le tutte le grandi banche. Rappresentano il cuore del sistema finanziario che si è letteralmente impadronito della Terra e dei destini dell’umanità, da quando la politica è stata messa all’angolo e ridotta a semplice ancella del grande business post-democratico. Se servono date per rispolverare lamemoria, ci viene in soccorso un personaggio insospettabile come l’enigmatico Bob Dylan: tutto, dice, cominciò nel 1963 con l’omicidio di John Kennedy, l’ultimo grande presidente americano intenzionato a progettare un futuro a misura d’uomo.

Ha suscitato enorme clamore l’uscita sul web del brano “Murder Most Foul” sull’assassinio di Dallas, che – sia pure in modo cifrato, insieme ad altre canzoni dell’album “Rough and Rowdy Ways” – attribuisce la fine di Kennedy alla stessa élite che oggi manovra il panico mondiale scatenato con il virus. Né stupisce – dice Gioele Magaldi – che la sortita di Dylan sia pervenuta pressoché in contemporanea con l’editoriale di Draghi sul “Financial Times”. La spiegazione? Dylan e Draghi ormai giocano nella stessa squadra, assicura Magaldi: sono entrambi massoni, oggi schierati in prima linea sul fronte democratico internazionale che si oppone al lungo dominio dell’oligarchia, il cui colpo di coda è rappresentato proprio dal coronavirus gestito da una Oms finanziata dai cinesi e da Bill Gates. Oligarchia targata Kissinger, grande protagonista per mezzo secolo: col golpe in Cile contro Allende, il neoliberismo andò direttamente al governo. Tre anni dopo, con il manifesto “La crisidella democrazia” (Commissione Trilaterale), pretese di sfrattare la politica dal potere, insediando il business alla guida del mondo. Sparirono politici come Moro in Italia e Olof Palme in Svezia, quindi Bill Clinton diede il via libera definitivo alla speculazione universale abolendo il Glass-Steagall Act, con cui Roosevelt aveva protetto famiglie e aziende, sottraendo i risparmi privati alle manovre delle banche d’affari.

Per chi non l’avesse ancora capito, questo è un mondo che procede a strappi: fu la superloggia “Hathor Pentalpha” creata dai Bush, dice Magaldi, a fabbricare il terrorismo a gettone, con varie maschere, da Bin Laden all’Isis. Stesso copione – la paura – per far digerire misure antipopolari e neo-schiavistiche. Finite le stragi, ecco la paura finale: il virus. Un incubo minaccioso, planetario, a cui si è reagito imponendo un autoritarismo di marca cinese: sospensione dei diritti democratici. Guai però a equivocare: si scrive Cina, ma si legge “Three Eyes”. E’ stata infatti la superloggia di Kissinger a sdoganare il colosso maoista per farne un modello vincente e alternativo a quello occidentale, formalmente democratico. Affascinante, la Cina di oggi: massima efficienza economica, ma senza libertà. Inaccettabile che sia Pechino a imporre al pianeta il suo stile di vita: questo spiega la “guerra fredda” avviata da Trump, che oggi rischia di essere travolto dal club Clinton e dalla ragnatela di interessi – cominciando da Vanguard, BlackRock e State Street – che proprio sullo strapotere cinese hanno basato il loro “potere di vita o di morte”, anche di fronte al coronavirus.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, può trasparire dalle parole di Mario Draghi a Rimini, accolte come quasi oracolari dalla grande stampa italiana, la stessa che anni fa osannava Super-Mario fingendo che stesse aiutando l’Italia. Non è così: l’uomo del Britannia, allora direttore generale del Tesoro, insieme a Prodi contribuì in modo decisivo a indebolire il Made in Italy, sovrintendendo alle peggiori privatizzazioni. Votatosi al neoliberismo predatorio, Draghi – mente raffinatissima della finanza – fu premiato a suon di incarichi prestigiosi: advisor della Goldman Sachs, governatore di Bankitalia, membro del potentissimo Gruppo dei Trenta, presidente della Bce. Un curriculum che arma le polemiche dei suoi tanti detrattori: come fidarsi, di un uomo con un tale passato? La risposta forse sta in certi manuali di guerra: acquisire un generale nemico è meglio che sfidare il suo esercito in battaglia. O forse vale la pena di scomodare Manzoni, ovvero la figura dell’Innominato, contemplando un possibile ripensamento profondissimo e probabilmente eloquente: come di chi, in virtù delle sue qualità eccezionali, abbia visto con largo anticipo la fine inevitabile di un sistema marcio, e la necessità di contribuire – sia pure in extremis – alla nascita di un mondo nuovo, in cui il futuro abbia il potere di sfrattare la paura, in nome dell’umanità.

E’ notorio che Draghi, invocato da più parti come successore del modestissimo Conte, abbia per ora rinunciato all’idea di guidare il governo, vista l’inconsistenza politica dell’attuale, litigioso Parlamento. Dopo aver esposto a fine marzo il suo piano anti-crisi (aiuti illimitati, cancellazione del debito e dei trattati-capestro), s’è seduto in attesa, sulla riva del fiume. I suoi nuovi nemici sono potenti e temibili: c’è chi non ritiene casuale che sia bruciato il tetto della sua casa, in Umbria, proprio la notte in cui a Bruxelles si teneva il primo vertice europeo sull’emergenza. Durante l’ultimo summit Ue andò invece in fiamme la cattedrale di Nantes. Un rogo simile a quello di Notre Dame a Parigi: e la distruzione del tetto – annotano i simbologi – significa “revoca della protezione di cui fino a ieri si era goduto”. A quanto pare – come nel caso dello stesso Innominato, del resto – non è certo il coraggio a scarseggiare, nell’arsenale di Mario Draghi: un uomo tuttora tra i più potenti al mondo, custode di segreti imbarazzanti per l’élite europea. Le sue prossime mosse, probabilmente, dimostreranno quanto sia cruciale il ruolo dell’Italia, unico paese virtualmente in grado di demolire i falsi dogmi del rigore su cui poggia l’intera costruzione eurocratica, a sua volta architrave del potere neoliberista mondiale che nel 2016 ha perso l’America, e che finora ha usato la Cina e l’Unione Europea per soffocare la democrazia ricorrendo alla paura, dallo spettro del debito pubblico a quello del terrorismo, fino all’Era del Coronavirus.

Fonte: libreidee

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

3 commenti su “Draghi, l’Innominato: rifondare il futuro, vincendo la paura

  1. Maria Soldani

    Il cavallo si capisce dalla lunga corsa…Vedremo se il linguaggio utilizzato nasconda sottintesi ,inganni, mezze misure o termini incontrovertibilmente leali ed onesti , tali da fare almeno supporre (senza tuttavia garanzia assoluta di buona fede), che sia in atto una graduale conversione…sulla via di Damasco….

    "Mi piace"

  2. Una mente raffinata MENTE in modo molto raffinato. Auguri Italia.

    "Mi piace"

  3. Draghi rappresenta il vecchio mondo. I loro soluzioni sono vecchie quando il mondo. Non hanno

    soluzioni nuove. Non possono avere. Arrivano dal passato. Il FTURO non è piu nella loro competenza.

    Hanno bruciato il tetto della casa? Potrebbe essere un piano per farci credere quel che vogliono credere.

    Io mi faccio solo le domande:

    Siamo sicuri che Conte è il loro uomo ? Allora perche sostituirlo ?

    Probabilmente Conte sta facendo un doppio gioco ?

    Perche ? per ennesima volta sentiamo di Monti e di vecchia guardia ?

    Nel Futuro ci puo essere un UOMO che frequenta club secreto, la loggia ecc ?

    Questo articolo e quello precedente sul energia senza fili e quello con ritorno del Democrazia Cristiana
    sono pieni di parole intellettualmente sofisticati ma dietro si nasconde la semplice verità che di FUTURO non c’e traccia. Dietro belle parole si nascondono gli affari loschi.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: