Geopolitica

Dagli Stati generali alla ghigliottina (politica) il passo è breve

“Non hanno pane? Che mangino monopattini”. A calarci in piena atmosfera tardo settecentesca era stato, nei giorni scorsi, il bonus generosamente elargito dall’esecutivo per l’acquisto del mezzo di locomozione più trendy del momento. Una gentile concessione per decongestionare le strade delle nostre città, è stato detto. In realtà, vista la pericolosità del trabiccolo in questione nel traffico, il sospetto è che il popolo, più che agevolarlo negli spostamenti, lo si volesse decimare. Ma tant’è.
Dismessi i panni di Maria Antonietta, il presidente del Consiglio è poi salito ulteriormente di livello. Sfidando i corsi e ricorsi della storia ha convocato nientepopodimeno che gli “Stati Generali”. Ovvero, dieci giorni di passerella nella sobria (!) cornice di una Villa Pamphilj novella Versailles, apparentemente per ascoltare il mondo produttivo e le parti sociali su una crisi fin qui lasciata correre allo stato brado, ma in realtà – come lo stesso Giuseppi ha rivelato nell’inedita formula dell’intervista multipla rilasciata a tutti i giornaloni, roba che manco papa Bergoglio sull’aereo – per illustrare al mondo un segretissimo piano di rilancio di cui è stato anticipato il piatto forte: un miliardo di euro per un milione di alberi.
Probabilmente, come ha notato Antonio Polito sul Corriere della Sera, il modello al quale Conte intendeva ispirarsi era più il Re Sole che il sovrano scapitozzato dai rivoluzionari. Sta di fatto che gli Stati Generali passati alla storia sono quelli di Luigi XVI, e il Nostro dovrebbe sapere che dall’assemblea di clero, aristocrazia e popolo alla ghigliottina il passo è breve. Il popolo, fin qui ammansito dalla paura del coronavirus alimentata dal terrorismo mediatico e sanitario, si sta scoprendo pian piano affamato e non basteranno i monopattini a placarlo. L’aristocrazia, se intesa oggi come la “crema” del Paese, sta voltando clamorosamente le spalle al premier per caso da Volturara Appula. Resta il clero, fin qui a dir poco acquiescente, ora chissà.
Vista la disinvoltura con la quale è stato capace di passare dalla Lega a Leu senza soluzione di continuità, ci si potrebbe pure attendere che alla presa della Bastiglia il prode Giuseppi ce lo si possa ritrovare come se nulla fosse dalla parte di Desmoulins. Ma non è facile che stavolta il gioco gli riesca. Anche perché nel ruolo dell’avvocato del popolo aveva già provato a immedesimarsi, e non gli ha detto bene perché i diversi Robespierre della sua corte hanno cominciato a litigare fra di loro. Sicché non resta che attendere il Termidoro, in attesa del prossimo travestimento. Intanto, che mangino brioches.

Fonte: loccidentale

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

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