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Giallo sul piano Colao, la consigliera del premier non lo firma: è “ultraliberista”

La nota economista Mariana Mazzucato non avrebbe firmato il piano per la ripartenza e trasformazione del Paese. Una cosa che potrebbe nascondere disagi nella maggioranza e creare problemi a Conte

di I. Dessì

Il piano Colao dovrebbe contenere le linee per risollevare l’Italia cambiandola. Il progetto definito di “ripartenza e trasformazione” ha sollevato però anche molte polemiche, e non solo sulla sua reale attuabilità. Anche per il fatto – per esempio – di essere stato consegnato prima ai media che al Parlamento e, addirittura, a certi ministri. Un argomento scottante, sul quale il premier Conte interviene stamattina mettendo in chiaro – a quanto riporta Adnkronos – che il documento non è trapelato da Palazzo Chigi.

Ma c’è anche un’altra notizia che in queste ultime ore attira l’attenzione dell’opinione pubblica e fa pensare a forti tensioni interne all’ambiente governativo, magari sui contenuti e l’essenza stessa di quel piano. Mariana Mazzucato, la nota economista designata a febbraio come consulente economico dal presidente del Consiglio per lavorare alle misure di contrasto degli effetti economici del Covid-19, entrata poi ad aprile nella task force per contribuire alla ricostruzione dell’Italia, avrebbe rifiutato di firmare il documento perché “ultraliberista”.

Un segnale importante

Se la notizia fosse confermata non si tratterebbe di un fatto secondario o marginale, perché la professoressa Mazzucato non è una pedina qualunque nello scacchiere e può a buon titolo rappresentare un aspetto dello scontro tra le diverse posizioni in atto tra le forze di governo. A quanto si apprende da fonti giornalistiche tutti i componenti della commissione avrebbero firmato la relazione, tranne però la nota economista italo-americana. Che, guarda caso, è la consigliera del premier e da tempo rappresenta un punto di riferimento, quanto a visione economica, di un certo elettorato e del mondo pentastellato. Il giallo insomma rischia di nascondere più di un disagio all’interno della maggioranza e perfino di mettere nei guai lo stesso Conte.

Giuseppe Conte (Ansa)

Alcuni media, come Il Tempo, riportano che fonti interne a Palazzo Chigi  non avrebbero smentito la mancata firma limitandosi a supporre divergenze sull’esito finale del lavoro della Task force. E non è difficile ipotizzare che il punto di rottura possa riguardare proprio l’ispirazione troppo liberista del lavoro della commissione. Considerato che la studiosa invece, è da sempre assertrice della necessità di una forte presenza dello Stato nell’economia.

Ma chi è Mariana Mazzucato?

L’economista è nata a Roma nel 1968. Nel 1972 i genitori attraversano tuttavia l’Oceano e vanno negli Stati Uniti (suo padre Ernesto ha accettato un incarico come fisico presso il Plasma Physics Laboratory dell’università di Princeton), dove Mariana studia e cresce professionalmente. Più tardi si trasferisce a Londra dove insegna Economia dell’innovazione e del valore pubblicoall’università.

La sua carriera è notevole: dal 1995 al 1997 è professore aggiunto di economia all’università di New York, nel 1997 professore di economia all’Università di Denver, tra il 1998 e il 1999 ricercatrice post-dottorato Marie Curie Researchpresso la London Business School dove lavora e pubblica articoli con Paul Geroski (ex preside della London Business School). Entra quindi nel Dipartimento di Economia della Open University come docente, e diviene professore ordinario nel 2005 prima di fondare e dirigere l’Institute for Innovation and Public Purpose (Iiip). Dal 2008 al 2010 svolge il ruolo di visiting professor presso l’Università Bocconi. Dal 2010 al 2013 ha lo stesso ruolo all’Università di Edimburgo e nel 2014 presso l’Università della Tecnologia di Sydney. Mazzucato ha insegnato inoltre all’Università del Sussex ed ha ricevuto molti premi e riconoscimenti. Era stata anche ventilata di recente una sua designazione a ministro dell’Economia.

In ogni caso, a febbraio 2020, viene chiamata dalla presidenza del Consiglio a dare un contributo per contrastare le conseguenze del Covid sull’economia in qualità di consigliere. E in questa veste collabora a redigere importanti dossier economici, come quello per il rilancio delle imprese colpite dalla pandemia. Poi, ad aprile, diviene naturale il suo ingresso nella Task force coordinata da Colao.

Le idee

Uno dei punti portanti del suo pensiero sta nel ruolo da attribuire allo Stato. La Mazzucato ritiene infatti che non si può fare a meno dello Stato se si vuole pensare allo sviluppo e alla crescita di un Paese e delle sua economia. Un punto di vista sicuramente lontano da quello di altri componenti la Task force.

Del resto – fa presente Mazzucato in alcuni suoi scritti – lo Stato può rivelarsi in definitiva “l’imprenditore più innovatore, audace, prolifico, che finanzia la ricerca e produce le tecnologie rivoluzionarie, che può essere motore dinamico di settori come la green economy, le telecomunicazioni, le nanotecnologie e la farmaceutica. E’ lo Stato – osserva la studiosa – nelle economie più avanzate, a farsi carico del rischio dell’investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie. L’impresa privata è considerata da tutti una forza innovativa, mentre lo Stato è bollato come una forza inerziale, troppo grosso e pesante per fungere da motore dinamico”. Ma in realtà non è così. E bisogna “smontare questo mito”, sostiene.

Decisa anche la sua posizione circa il ruolo della Germania in Europa e le sue posizioni rigoriste. Qualche anno fa, su giornali come Repubblica, Mazzucato spiegava – come ricorda Formiche.net – quanto fosse fondamentale investire per crescere. “Fino a quando la Germania non ammetterà che le differenze tra Paesi forti e Paesi deboli sono dovute ai mancati investimenti strategici – affermava – finché non smetterà di proporre unicamente tagli ai bilanci nazionali, sarà difficile articolare una vera soluzione. Per quante riforme strutturali si possano architettare, l’Europa non andrà da nessuna parte se non inizierà a programmare un futuro nuovo. Un futuro nel quale sia il settore pubblico che quello privato spendono di più nelle aree che favoriscono la crescita di breve e lungo termine”.

La unicità di vedute con Varoufakis

E nel 2016 – ricorda ancora il sito – l’economista non nascondeva di sposare in pieno le posizioni di Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco, ripuntando l’indice sulla necessità di investire di più. “Oggi in Europa i Paesi che se la passano bene non sono quelli che hanno stretto la cinghia, bensì quelli che hanno investito maggiormente”. E il problema dell’Italia – osservava – non è il deficit eccessivo ma la mancata crescita, perché da almeno venti anni non si fanno investimenti” veri. Da qui anche una riflessione sul possibile ritorno degli enti a partecipazione statale (come l’Iri) per far giocare efficacemente il suo ruolo all’istituzione pubblica.

Riforma del capitalismo

In definitiva la sua è una visione che si basa su una revisione del capitalismo e delle sue storture, attraverso una riforma in grado “di spendere e creare valore e benessere allo stesso tempo”. Pena “l’avanzata di un nuovo fascismo”, come spiegava l’anno scorso in una intervista a Business Insider.

Rapporto simbiotico tra Stato e imprese

Anche alcuni giorni or sono, come evidenzia il Fatto Quotidiano, la docente dell’University college of London partecipando all’evento in streaming EY Digital Talk, Italia Riparte, aveva ribadito che “Stato e imprese devono instaurare un rapporto simbiotico, sulla base del quale gli investimenti statali fungano da catalizzatore per le imprese italiane verso i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Lo Stato deve intervenire laddove le imprese non hanno la lungimiranza di investire, altrimenti in Italia non ci sarà mai la Silicon Valley”.

Impostazione in definitiva diversa da quella del piano della Task force, dove il ruolo statale appare “residuale, di soccorso e regolazione”, come ha rilevato un altro economista come Stefano Fassina, deputato di Leu.

Fonte: notizie-fiscali

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

2 commenti su “Giallo sul piano Colao, la consigliera del premier non lo firma: è “ultraliberista”

  1. Grazie per la condivisione!😊

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  2. Altro che 17 punti di sviluppo sostenibile…Qui pare che domini, al contrario, lo sviluppo infelice e dittatoriale insostenibile…

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