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OBAMAGATE: audizione Rosenstein al Senato

Con  oltre tre ore e mezzo  di dibattimento pubblico, ieri si è consumato il primo giorno di indagini sui fatti che hanno minato la legittimità del vertice democratico americano. L’arena è stata quella della Commissione di Giustizia del Senato USA,  ed in mezzo ai ‘leoni affamati di verità ‘ capeggiati dal senatore repubblicano Graham, si è ritrovato  il numero 2°  del Dipartimento Giustizia all’epoca dei fatti,  il vice Procuratore di Giustizia .Trump ha chiamato queste vicende ObamaGate e i media, per quasi 4 anni,  RussiaGate, ma in realtà il caso era archiviato con le parole “Crossfire Hurricane” all’interno dell’FBI per un’indagine sui membri della campagna di Trump. Secondo accuse formulate dal Dipartimento di Giustizia 2016 che era espressione di Obama,  alcuni uomini di Trump avrebbero colluso con la Russia per influenzare le elezioni presidenziali del 2016 ai danni di Hillary Clinton. Questo fascicolo, infatti,  era stato aperto dall’FBI nel luglio 2016 sul finire della presidenza Obama, ma dopo lunghissime indagini la squadra del magistrato Mueller  ha annunciato di non aver trovato prove di cospirazione criminale o coordinamento in un qualche senso accusatorio ipotizzato all’apertura del fascicolo.Tutto ciò è molto eclatante poiché il RussiaGate ha corroborato una richiesta di impeachment di Trump ed una serie di forti pressioni sul suo vice Pence, al fine di defenestrare il Presidente eletto, senza considerare pure che  Mueller era sicuramente un ‘magistrato ostile’ e quindi, se ci fosse stata una minima sostanza, le sue indagini l’avrebbero fatta emergere. Mueller era stato usato da Obama già intorno al 2010 per silurare Flynn dalla National Security Agency, per questo la sua nomina effettuata da Rosenstein,  aveva infastidito la pancia repubblicana.Teniamo presente che in questi anni Trump con il suo staff è stato pesantemente spiato e perseguitato, tanto che  alcuni membri del suo staff sono stati  arrestati  ingiustamente da membri dell’FBI e della CIA,  peraltro in alcuni casi importanti qui in Italia (Papadopulos ha sposato una donna italiana). A tutto ciò si aggiunga che il generale Flynn avrebbe dovuto ricoprire una posizione di vertice in seno all’Amministrazione Trump, ma a seguito di queste vicende non poté ricoprire l’incarico venendo silurato durante le consegne tra Obama e Trump 2016-17, in virtù di un burrascoso interrogatorio dell’FBI e generiche accuse di aver mentito formulando nei suoi confronti una pretesa di arresto, ritirata dopo la rinuncia di Flynn ad affiancare Trump alla Casa Bianca, una rinuncia costretta dal vice di Trump, Mike  Pence, a quanto era trapelato pubblicamente illo tempore.Secondo tutti i sostenitori di Trump, l’ex vice procuratore generale Rod Rosenstein nominato da Trump nel 2017, avrebbe  tenuto in piedi il RussiaGate senza prove, e in effetti ieri ha testimoniato confermando questa tesi, ma scaricando tutte le colpe sulla FBI e la CIA.Rosenstein ha detto che non avrebbe firmato il FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) ai danni dell’assistente per la campagna di Trump,  Carter Page, se avesse saputo il reale contenuto delle indagini ed in conseguenza ha accusato l’ FBI di aver gestito i documenti in maniera proditoria nei suoi confronti.Il senatore Repubblicano Graham, Presidente della Commissione Giustizia del Congresso,  gli ha chiesto:“Se tu avessi saputo cosa sai adesso, avresti firmato la richiesta di mandato?”Rosenstein ha risposto:“No, non lo avrei fatto”.L’ex numero 2 del dipartimento Giustizia ( ritenuto da molti vicino alla famiglia Bush) ieri ha formalmente inguaiato tutti gli ex  vertici dell’FBI e in 3 ore e mezza ha sviscerato temi che saranno oggetto, come minimo, delle prossime 53 audizioni, dato che tante sono le persone citate e convocate al termine di questa prima audizione.Rosenstein ha detto:“L’FBI avrebbe dovuto seguire i protocolli per garantire che ogni cosa fosse verificata, ma solo molto dopo ho percepito che non stava seguendo i protocolli scritti e che errori significativi sono stati fatti nel corso delle indagini “. Rosenstein ha aggiunto che non sapeva che ci fossero prove a discarico riguardo alle origini dell’indagine russa per Michael Flynn e George Papadopoulos, accusando perciò l’FBI, e di converso i vertici delle altre due agenzie importanti, CIA e Intelligence ( DNI),  di non averle a lui mostrate.Rosenstein ha tentato di difendere le sue linee organizzative  per le indagine sui piani di influenza elettorale russa,  compresa la nomina del consigliere speciale Robert Mueller, e in questi passaggi è andato un po’ in difficoltà venendo incalzato da due senatori repubblicani, da cui si è divincolato affermando di aver tenuto a cuore che le indagini fossero fatte con garanzia di terzietà, e quindi il pregresso di ostilità del 2010 tra Mueller e Flynn a suo modo di vedere lo costituiva.Rosenstein ha riconosciuto che il suo numero 1° alla Giustizia nel 2017, Il procuratore generale Sessions (ovviamente anche lui nominato da Trump come Rosenstein), aveva ottemperato all’obbligo legale di non occuparsi di tale indagine in ragione del suo coinvolgimento nella campagna di Trump nel 2016, e ha aggiunto che aveva raccomandato a Trump di rimuovere James Comey come capo dell’FBI, e quindi in veste naturale di regista delle indagini poliziesche del RussiaGate, rendendo abile in tal senso il suo vice, McCabe. Anche per questi intricati motivi,  incalzato da domande dei senatori Repubblicani, Rosenstein ha ribadito che  aveva deciso di fare  la nomina di un procuratore speciale come  Mueller nel maggio 2017, per garanzia di terzietà, ma alcuni senatori repubblicani non hanno dimostrato apprezzamento per le risposte in questo frangente dell’audizione.Considerate che in precedenza all’audizione, alcuni giornalisti avevano rivelato che nel maggio 2017 Rosenstein aveva autorizzato Mueller a sondare:1) qualsiasi legame e / o coordinamento tra il governo russo e le persone associate alla campagna del presidente Donald Trump;2) qualsiasi questione che potrebbe sorgere direttamente dalle indagini;3) qualsiasi altra questione che rientri nell’ambito di applicazione in materia di Giustizia”

con ciò conferendo una totale carta bianca Mueller, a giudizio politico dei repubblicani ingiustificata se non nel senso di forzare un qualche ritrovamento. Secondo quando hanno dato ad intendere i senatori repubblicani intervenuti nell’audizione in senso avverso a Rosenstein, ovviamente memori di questo summenzionato particolare, il fatto di non aver limitato  il procuratore Mueller ai tre tronconi già aperti nei confronti dei tre assistenti di Trump, e cioè Carter Page, Papadopoulos e Paul Manafort, su cui evidentemente non si riscontrava nulla, implicitamente profila in capo a Rosenstein una sorta di copertura al fumus persecutionis esercitato ai danni dei membri dell’Amministrazione Trump.

Questa prima giornata di ObamaGate è stata intensa e vibrante, e molto significativa perché  il senatore Graham dovrà scovare la verità nel corso delle prossime 53 testimonianze che saranno rese in Commissione Giustizia Senato, soprattutto dall’ex direttore dell’FBI James Comey, dall’ ex vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe, dall’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clapper, dall’ex direttore della CIA John Brennan,  dall’ ex vice procuratore generale Sally Yates e da tutti i loro collaboratori che hanno costituito, a quanto sostiene Donald Trump, il potentissimo Deep State.

Dulcis in fundo, anche se in realtà è accaduto in apertura di seduta,  Graham ha dichiarato che la sua indagine si sarebbe concentrata in futuro sullo smascheramento e sugli abusi della Foreign Intelligence Surveillance Act, a riguardo delle vicende di smascheramento del nome di Flynn nei rapporti di intelligence. Con questa affermazione il Presidente della  Commissione Giustizia, ha sostanzialmente informato tra le righe che saranno citati in audizione anche Barack Obama e Joe Biden, cioè coloro i quali potevano richiedere il demascheramento di Flynn, cosa possibile nelle procedure di legge  solo interagendo con il capo di governo di un’altra Nazione.GOP@GOP

MUST WATCH: Rod Rosenstein AGREES there was no evidence that the Trump campaign was colluding with the Russians in 2017.

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Fonte: imolaoggi

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

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