Nuova Era

OGGI LA SENTENZA DI KARLSRUHE: DAL “TUTTO OK”, ALLA DE-EXIT , ALLA FINE DELL’EURO

Oggi si pronuncerà la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe sulla legitimità degli acquisti di titoli in euro da parte della BCE secondo quelle che sono le modalità del QE. Questacausa era stata richiesta quasi con il benestare di CDU e CSU per seppellire l’epoca Draghi  ed aprire ad un innalzamento dei tassi di interesse, nell’illusione di risollevare la “Seconda colonna” del sistema pensionistico tedesco, basata sugli investimenti in titoli pubblici, invece, per il pessimo tempismo, rischia di diventare la tomba nucleare.

Il governo tedesco non ha cercato di anticipare la sentenza, ma , visto il precedente con gli OMT, non c’è molto ottimismo. Anche a Francoforte, come riporta SZ, si è passato il weekend a predisporre delle eventuali contromisure in caso di sentenza negativa.  Quali scenari si prospetano dopo la sentenza?

  1. La Corte costituzionale dichiara gli acquisti regolari. In questo caso nulla cambia nelle relazioni fra BCE e Bundesbank e fra Germania e Unione. Potremmo addirittura assistere ad una intensificazione degli acquisti tramite il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program), per ora fermo a 750 miliardi, un terzo di quanto effettuato dalla FED. Si andrebbe verso una monetizzazione del debito, ma anche verso un forte allentamento delle tensioni interne all’area euro. Sarebbe un forte segnale che almeno uno strumento nell’Unione funzione per il mantenimento di un processo comune;
  2. la Corte Costituzionale pone dei forti limiti all’esecuzione delle operazioni di QE , come ad esempio ponendo dei limiti dimensionali rispetto al debito, cioè ripristinando in modo secco la barriera del 33% del debito acquistabile, di proporzione fra gli stati, con la reintroduzione della “Capital Key”, e l’obbligo di cedere i titoli prima della scadenza.Tre misure che , limitando le dimensioni e le qualità del QE , verrebbero a renderlo oggettivamente inutile ed esporrebbero i debiti pubblici dei paesi UE più deboli alla speculazione. A fronte di questa sentenza avremo diverse prospettive:
  • nell’immediato la BCE cercherebbe di imitare i danni con comunicati pubblici, congiunti con la Commissione ed altri organi UE, che cercherebbero di tranquillizzare i mercati circa l’impegno della Banca Centrale nella tutela della moneta unica Verrebbero gridati con continuità, ma sarebbero solo parole perchè, con l’imposizione dei limiti,comunque qualcosa è saltato ed i debiti italiano, spagnolo,portoghese e perfino francese sarebbero più esposti. La Francia sinora ha ainvestito molto più dell’Italia nella ripresa da Covid;
  • la Corte Costituzionale verrebbe a vincolare l’operatività della Bundebank, ma non del board della BCE. Già in passato il board ha agito con il voto contrario della BuBa quindi semplicemente la BCE potrebbe ignorare l’azione della Banca Tedesca. Però a questo punto tutta l’azione della BCE sarebbe illegittima in Germania, e sarebbero soprattutto illegittime, come ha notato Luciano Barra Caracciolo in un suo ottimo articolo su Orizzonte 48, rendendo quindi non più conformialla legge le norme che hanno segnato l’entrata della Germania nell’area euro. La Corte Costituzionale Tedesca può estendere il suo potere sulla legislazione degli enti e dei soggetti giuridici tedeschi, non può comandare nè entri sovra nazionali (la BCE) nè enti di altri paesi, quindi l’unico serio strumento sarebbe “Forzare” l’uscita dalla zona euro della Germania. in una causa scatenata dalla CDU-CSU, una grandissima vittoria per i sovranisti di AfD;
  • la BCE può cercare di allinearsi alle decisioni della Corte Costituzionale Tedesca, limitando il QE , decisione che si ripercuoterebbe soprattutto sui titoli di stato italiani. Magari, per reazione, potrebbe aumentare la spinta verso i tassi negativi e gli strumenti LTRO verso il sistema bancario, come ha già fatto con il PELTRO, per far si che sia il sistema creditizio a fare lo “Sporco lavoro” del QE. Ricordiamo che, nonostante le minacce del dowgrading, la domanda del debito pubblico italiano nelle ultime aste è stata 8 volte l’offerta e solo l’inefficienza del sistema ad asta marginale ha impedito un crollo del rendimento. Nel breve periodo questa strategia potrebbe anche funzionare, ma nel 2021, con gli effetti del Coronavirus completamente esplicitati dal punto di vista del PIL e del debito, non ci sarebbe più spazio per i giochetti. Anche la “Segregazione” che molti auspicano, mi sembra improbabile perchè sarebbe la fine dell’Unione: dopo la morte di Scheghen (libertà di movimento dei delle persone) e la parziale fine della libertà di movimento dei beni(caso mascherine), avremmo anche la fine del movimento dei capitali, ed a quel punto l’Unione non sarebbe che un mucchio di funzionari iperpagati fra Lussemburgo, Bruxelles e Francoforte. Quindi o si inventano qualcosa di nuovo (ad esempio monete secondarie negli stati nazionali, con un ritorno al regime morbido del “Serpente monetario”, magari sotto forma di monete fiscali e di debiti monetizzati), oppure salterebbe tutta la baracca, con passaggio intermedio nel default di alcuni debiti sovrani.

Da domani le prospettive potrebbero essere completamente diverse. Il futuro sta cambiando, forse solo gli iper europeisti di Roma non lo capiscono.

Fonte: scenarieconomici

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

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