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Dispositivi antigravità all’epoca del nazismo – il più grande inganno di tutti

Di Nicola Zegrini

Da prendere come fantascienza, come una storiella divertente per intrattenere o poco più. Le implicazioni potrebbero essere enormi, in tutti i sensi; è necessario apprendere queste notizie e le riflessioni che ne seguono con i piedi di piombo, ma se fosse vero, potremmo veramente leggere la storia da un punto di vista differente e i limiti della fisica tradizionale sparirebbero come un film dopo i titoli di coda.

Questa storia ha inizio nella Germania dei primi anni del nazismo con Maria Orsic, una donna jugoslava dalla bellezza disarmante che era anche una medium prestigiosa, la più ricercata da una classe dirigente che faceva ampio uso di fonti di informazioni alternative come quelle. Maria aveva tra i suoi clienti personaggi di altissimo rango e, una sera, qualcuno di questi aveva organizzato una seduta mediatica, alla quale partecipavano uomini dell’élite politica tedesca, Maria sarebbe stata l’attrazione principale della serata. Durante la seduta, Maria entrò in trance e, dopo poco tempo, nello stupore di tutti i presenti, cominciò a canalizzare un entità che disse, in seguito, appartenere ad un pianeta del sistema stellare di Aldebaran. Cominciò a scrivere in caratteri che nessuno dei presenti, lei compresa, avevano visto prima e a disegnare, nei minimi particolari, un veicolo volante che non poteva esistere all’epoca di cui si parla. Alcuni giorni dopo la seduta, gli scritti della medium, vennero fatti analizzare da alcuni esperti, venne fuori che si trattava di una lingua estinta, quella degli antichi sumeri. Maria dunque disegnò  un veicolo mai visto prima e scrisse, in lingua sumera una precisa descrizione di come esso riuscisse a funzionare. Fu subito evidente a tutti che una donna della sua cultura non avrebbe potuto conoscere una lingua estinta ed essere in grado di disegnare, nel dettaglio, dispositivi totalmente rivoluzionari. Successivamente agli scritti furono fatti analizzare anche i disegni e, dopo lunghe ricerche, qualcuno riuscì a trovare una corrispondenza tra i veicoli raffigurati da Maria e alcuni prototipi ai quali stava lavorando uno scienziato austriaco, Victor Schauberger. Nel 1920 Shauberger aveva inventato “il Repulsore”, un oggetto volante a forma di disco dove, al suo interno venivano creati dei vortici di aria o acqua; si dice che questi dispositivi violassero le leggi della fisica ed i progetti e i prototipi di tale Repulsore, assomigliavano stranamente ai disegni fatti in stato di trance dalla medium. 

   In seguito fu incaricato di gestire tutta la faccenda, un personaggio politico la cui carriera all’interno del partito nazista era in forte ascesa, il suo nome era Rudolf Hesse. Dopo aver assistito alle prodezze di Maria Orsic nel canalizzare un suo collega scomparso, Hesse decise di rapire lo scienziato austriaco insieme alla sua famiglia, perché lavorasse sotto tortura sulle proprie invenzioni, ad esclusivo beneficio del partito nazista.

   In cosa consistevano dunque le invenzioni di Shauberger? Lo scienziato aveva studiato per lungo tempo vortici di acqua e di aria e, dopo aver inserito una macchina di sua creazione atta a formare vortici all’interno di uno strano veicolo a forma di piatto rovesciato, aveva scoperto che questo riusciva a sollevarsi da terra, era nato così il suo Repulsore. Secondo l’inventore i propri successi consistevano nell’affidarsi ad una visione della fisica totalmente antistante a quella dominante nell’establishment scientifico e nello sfruttare qualcosa che permeava tutta la materia, allo stesso modo di ciò che si considerava il vuoto: il plasma. In seguito, mettendo a raffronto i disegni di Maria Orsic con i progetti di Shauberger, si arrivò ad un significativo progresso nella tecnologia del Repulsore, con il sostituire l’acqua con il mercurio. Sembra che in questo modo si riuscisse a far sollevare il dispositivo e farlo muovere come se esso non fosse soggetto alle leggi della gravità. Pare che i tedeschi abbiano realizzato vari prototipi di questi dispositivi, alcuni a forma di campana ed altri a forma di dischi volanti. La tecnologia consisteva semplicemente nel creare un vortice di mercurio e nell’irradiare tale vortice con energia elettrica; in questo modo, oltre ad eliminare l’effetto della forza di gravità, pare si generasse una luce azzurra o dal colore cangiante, luce che sembra caratterizzasse i veicoli sperimentali dotati di tale tecnologia. A questo punto è importante sottolineare come il mercurio fosse utilizzato largamente nell’antichità. Gli antichi mezzi di cui si parla nelle antiche scritture indiane dei Veda, i cosiddetti Vimana, pare utilizzassero un motore a Mercurio e, se si confrontano i disegni di tali mezzi con quelli di Maria Orsic, non è difficile trovare più di una corrispondenza. Inoltre il mercurio era usato da molte antiche culture come, ad esempio i Maya e, sotto molte delle loro piramidi, vi era un deposito di quel metallo liquido. Ad ulteriore riprova di quanto detto il fatto che, durante la seconda guerra mondiale, fu catturato in Indonesia un sottomarino tedesco u-boot, chi ispezionò il carico scoprì, con grande stupore, che si trattava di mercurio; allo stesso modo, nel Dicembre del 2006, sul fondo di un fiordo in Norvegia fu scoperto un relitto di un u-boot tedesco, al cui interno era presente un carico di 65 tonnellate di mercurio. Inoltre, secondo le dichiarazioni e i disegni rilasciati dal famoso scienziato e inventore Nikola Tesla, anche lui era in grado di creare dei veicoli a forma di disco, molto simili a quelli tedeschi e funzionanti, anche questi, per mezzo di un giroscopio, questa volta, come negli studi di Shauberger a ruotare sarebbe stata l’acqua.

Ora, se consideriamo la scienza come ci viene insegnata a scuola, dove la forza di gravità è considerata qualcosa di oscuro a cui nessuno è mai riuscito a dare una spiegazione (hanno provato recentemente a  relazionare gli effetti della gravità con il bosone di Higgs ma, a mio avviso, il tutto è una totale forzatura), un dispositivo come quello descritto non ha motivo di funzionare.  Se però si considera la fisica in un ottica totalmente diversa, come facevano Nikola Tesla e Victor Shauberger e si ricomincia a prendere il considerazione il concetto di plasma o etere le cose cambiamo considerevolmente. Nella visione tradizionale infatti la gravità è quasi un castigo divino praticamente invincibile, che tende ad avvicinare, tra di loro, due o più oggetti dotati di massa. In questa prospettiva appare evidente che, per qualunque oggetto che abbia un peso, sia impossibile interrompere (nota bene, interrompere, non contrastare come si fa continuamente con un salto o un volo aereo)  l’attrazione che lo spinge ad avvicinarsi all’enorme massa del pianeta Terra. Se però si abbraccia la visione di Nikola Tesla, che considerava il plasma o etere come un fluido presente ovunque nell’universo e la gravità come una risultante dei flussi di tale plasma, è facile immaginare che una semplice perturbazione di questi flussi, generata tramite la rotazione di acqua o mercurio, potrebbe creare una variazione nella o addirittura interrompere la forza di gravità. A maggior ragione, se si considerano gli studi più recenti del team de “l’universo elettrico”, nel quali il plasma viene considerato un conduttore elettrificato, l’attrazione gravitazionale arriva ad essere associata al magnetismo. In altre parole l’attrazione che un pianeta carico elettricamente esercita su di un fluido, il plasma, anch’esso carico elettricamente può essere considerata attrazione magnetica. Come abbiamo visto i veicoli nazisti producevano un vortice di acqua o di mercurio, entrambi liquidi e conduttori, e lo elettrificavano; in questo modo sarebbero stati in grado di creare, oltre che una perturbazione nel plasma, anche un campo elettrico intorno all’oggetto che lo trasporta in modo da riuscire ad impedire l’attrazione magnetica che, sull’oggetto, si manifesta come gravità.

Perché la scienza si ostina a non considerare queste teorie la cui componente fondamentale è il plasma? Bella domanda, ma facciamo una breve introduzione storica.

L’esistenza del plasma o etere è stata da sempre considerata un dato assodato negli ambienti scientifici, fino a quando Michelson e Morley, che volevano dimostrarne l’esistenza, non fecero un esperimento, era il 1887: i risultati di quell’esperimento sorpresero tutti e dimostrarono, erroneamente, che il plasma non esisteva. Fu una rivoluzione nel mondo della scienza, era tutto da rifare, tutto da riscrivere. Venne allora l’epoca di Albert Einstein, la sua relatività non richiedeva un plasma; Einstein stesso disse che l’esistenza di un etere avrebbe invalidato tutta la sua teoria della relatività. I risultati dell’esperimento di Michelson e Morley davano quindi campo libero ad Einstein per formulare la sua teoria la quale, come sappiamo, ebbe un successo clamoroso. Passarono gli anni e il signor Dayton Miller, che aveva partecipato al primo esperimento sul plasma, si rese conto che i parametri con cui lo avevano condotto erano sbagliati e, nel 1933, rifece l’esperimento con alcune variazione e, questa volta, riuscì a dimostrare l’esistenza dell’etere. Questo avrebbe dovuto creare una nuova rivoluzione ma così non fu. La teoria della relatività ormai era in tutti i testi di scienze, Einstein era una celebrità e i risultati, importantissimi, del secondo esperimento sul plasma passarono totalmente inosservati.

L’accettazione definitiva negli ambienti scientifici del plasma rivoluzionerebbe tutto, darebbe probabilmente una spiegazione valida alla gravitazione, renderebbe inutili concetti ridicoli come energia oscura e materia oscura, spiegherebbe il moto dei pianeti, il funzionamento del sole (la scienza tradizionale non si spiega come mai la corona solare sia più calda del suo interno), creerebbe un legame tra molte forze e molte altre cose; qualcosa di molto simile alla “Teoria del tutto”, da sempre inseguita da Einstein ma mai raggiunta, proprio perché non poteva affidarsi all’esistenza del plasma. Molti fenomeni naturali come le aurore boreali sono stati riprodotti in laboratorio imprigionando un fluido di plasma e sollecitandolo elettricamente, ma la scienza, a questo punto, si dissocia totalmente dal metodo scientifico abbracciando una visione dogmatica del tutto simile a quella religiosa. La teoria dell’universo elettrico annullerebbe del tutto la teoria della relatività rendendo ipotizzabile viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce ma tutto questo viene oscurato dal mondo scientifico tradizionale: i libri non parlano delle invenzioni di Nikola Tesla o degli scienziati nazisti come non parlano dell’esperimento di Dayton Miller e le teorie formulate dal team dell’universo elettrico sono state ridicolizzate.

Ci tengo ora a fare una precisazione: sono sempre stato un ammiratore di Albert Einstein; il fatto che il tempo si restringa con la velocità è stato scientificamente provato ed è qualcosa che poteva essere concepito solo da una mente eccelsa, ma questo non vuol dire che la Teoria della relatività debba essere accettata in toto. La deformazione dello spazio-tempo può essere concepita anche in presenza del plasma, il limite della velocità della luce no, per questo la teoria andrebbe rivista, ma questo senza nulla togliere ad uno degli uomini più geniali della storia.

Le domande ora sorgono spontanee:

Perché si è deciso di accettare una visione dimostrata erronea per rifiutarne una molto più promettente?

Che fine hanno fatto tutte le straordinarie invenzioni del secolo scorso?

Perché dopo la fine della guerra un team di probabilmente 120 scienziati nazisti è stato trasferito negli Stati Uniti per lavorare nei loro laboratori?

Ci si rende conto che, dando una visione falsata della realtà, viene impedito il progresso e viene ostacolato il lavoro di qualunque grande inventore come Tesla o Shauberger che potrebbe operare nella nostra epoca?

 Scriverò altri articoli per cercare di dare risposte a questi interrogativi, continuate a seguire il mio nuovo blog ununiverso.blog  

https://ununiverso.blog/2020/02/18/perche-nella-realta-sono-stati-i-nazisti-a-vincere-la-guerra-e-come-hanno-fatto/

Prima di chiudere vorrei tornare alla donna con cui abbiamo iniziato questa storia, Maria Orsic, sembra fosse molto amica del suo famoso connazionale: Nikola Tesla, tra di loro si scambiavano moltissime lettere e chissà che uno dei due non avesse influenzato l’altro. Di Maria si persero le tracce nel 1942 appena dopo che avesse predetto che, prima della fine del 1945, ci sarebbe stato il crollo del Terzo Reich. 

Di Nicola Zegrini

Nicola Zegrini nasce a Roma nel 1970. Dopo gli studi classici si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Appassionato di ogni forma d'arte, suona vari strumenti e compone sin da giovane poesie e canzoni. Avido lettore, si interessa ad argomenti esoterici e nel 2011 pubblica "Lo specchio del pensiero", il suo primo romanzo. Apre anche un blog di attualità, crescita personale e benessere e sia libro che sito riscuotono un discreto successo. Attualmente lavora come responsabile in un albergo nel centro di Roma.

2 commenti su “Dispositivi antigravità all’epoca del nazismo – il più grande inganno di tutti

  1. Ottimo articolo per il tuo graditissimo ritorno sul web!
    Ci vorrà ancora tempo per scardinare “verità” scientifiche, sbloccare la situazione di stallo imposta da certi poteri forti e procedere veramente verso uno sviluppo tecnologico sano, in linea con dei sani principi che risollevino l’uomo da una condizione di schiavitù. Il tuo lavoro di informazione o almeno di indagine e spinta alla ricerca personale è importante. Grazie

    "Mi piace"

  2. Pingback: Perché nella realtà sono stati i nazisti a vincere la guerra (e come hanno fatto) – UnUniverso

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